I laghi lombardi non sono in salute
Il lago di Como si riconferma come il peggiore nella classifica della Goletta dei Laghi di Legambiente, che con i suoi laboratori mobili per due mesi ha controllato le acque lacustri lombarde. Per poi darne un giudizio. In testa appunto il Lario, con fuori norma il 65 per cento dei 23 campioni prelevati. Colpa, secondo gli ambientalisti, della scarsa depurazione degli scarichi proprio sul ramo comasco. Male anche il lago d´Iseo, con quasi la metà dei campioni sballati e molto inquinato soprattutto a nord, nella parte bresciana alla foce dell´Oglio, poco ripulito dai comuni della Valcamonica.
Brutte notizie anche per i bacini minori: Mantova, Varese e Idro. Gli ultimi due peraltro già non balneabili secondo le Asl locali che, per l´Idro, aggravano anche il quadro: acidità elevata e troppo ossigeno. Segnale di una presenza massiccia di alghe. Metà classifica invece per il lago di Lugano, con due prelievi su cinque oltre la soglia, di cui uno a Campione d´Italia nonostante la balneabilità dichiarata dall´Asl comasca.
Buone notizie arrivano invece dall´Idroscalo, pulito seppur sempre non balneabile per motivi di sicurezza, e dal Garda, dove il 67 per cento dei campioni è a norma. Promosso a pieni voti anche il Maggiore: 84 per cento dei campioni a norma (tranne le acque di Laveno, nel varesotto, e di Verbania e Dormelletto nel novarese), anche se resta il problema legato all´inquinamento chimico da mercurio e ddt.
Garda e Maggiore in miglioramento lento, dunque. Ma per Legambiente c´è ancora molto da fare. «Siamo in ritardo negli investimenti sulle opere di depurazione – denuncia Damiano Di Simine, presidente regionale dell´associazione – di cui beneficerà anche il turismo, sempre che si arresti la piaga della cementificazione delle coste e dell´entroterra: occorre che la Regione abbandoni la propria politica urbanistica deregolativa».